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Ereditarietà e Identità: Quando i Geni Saltano una Generazione





Spesso ci sorprendiamo nel notare somiglianze inattese tra noi e parenti lontani: la stessa corporatura del bisnonno, lo sguardo intenso della prozia, o un’attitudine spiccata per lo sport che nessuno dei nostri genitori sembra condividere. È solo un caso? O esiste un legame più profondo, che va oltre ciò che appare?

Dal punto di vista biologico, la genetica ha ormai chiarito che i tratti ereditari non si trasmettono sempre in modo lineare. Alcuni geni, infatti, possono rimanere “silenti” per una generazione o due, per poi riattivarsi — in determinate condizioni — nelle generazioni successive. È il fenomeno noto come salto generazionale, in cui un tratto (fisico o attitudinale) riemerge dopo essere stato assente nei genitori o nei nonni.

Ma cosa accade sul piano psicologico e identitario? È qui che il pensiero psicodinamico ci offre una lettura affascinante e complessa.

L’Inconscio Familiare: La Traccia Invisibile

Secondo la prospettiva psicodinamica, l’identità individuale non si costruisce solo a partire dall’esperienza diretta, ma si sviluppa anche attraverso le eredità psichiche familiari. Pensatori come Carl Gustav Jung o Nicolas Abraham e Maria Torok hanno esplorato il concetto di inconscio transgenerazionale: ovvero l’idea che emozioni, desideri, traumi — ma anche talenti e spinte vitali — possano attraversare le generazioni in modo silenzioso ma incisivo.

Questo significa che un’attitudine naturale per la corsa, una passione per il movimento, o una forza fisica fuori dal comune, potrebbero non essere solo “tuoi”, ma la riattivazione di un’esperienza vissuta e impressa nel corpo e nella mente di un tuo pro-pro-zio, magari mai conosciuto. E non è solo una questione di DNA: si tratta anche di tracce psichiche che si tramandano come eco invisibili, e che possono trovare spazio per esprimersi proprio in te.

Quando il Corpo Ricorda

La corporeità, in questo senso, diventa veicolo di memoria. Alcuni tratti fisici o abilità motorie potrebbero essere l’espressione concreta di una memoria che non ci appartiene consapevolmente, ma che si manifesta attraverso il nostro modo di essere e muoverci nel mondo. Il corpo “ricorda” qualcosa che la mente non sa, ma che sente familiare.

Nella clinica psicodinamica, non è raro incontrare persone che scoprono di vivere emozioni, paure o talenti che sembrano non avere radici dirette nella propria storia personale, ma che acquistano senso solo guardando all’intera trama familiare.

Un’Identità a Più Voci

Riconoscere che l’identità non è solo individuale, ma anche genealogica, apre uno spazio importante per la comprensione di sé. Quando accogliamo l’idea che in noi vivano anche gli altri, possiamo imparare a decifrare ciò che ci muove con uno sguardo più ampio e profondo. Non si tratta di sentirsi schiacciati dal passato, ma di poterlo trasformare in risorsa.

Nel tuo talento sportivo, nella tua fisicità, forse sta emergendo una parte di storia familiare che chiede di essere vissuta, finalmente, con piena libertà.




Tutti i contenuti di questo blog sono frutto della mia esperienza professionale e personale. Le informazioni qui riportate hanno uno scopo divulgativo e non intendono sostituire un percorso terapeutico individuale. Se senti il bisogno di un supporto, ti invito a contattarmi per una consulenza personalizzata.


 
 
 

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